Ipersensibilità dentinale

L’ipersensibilità dentinale è definibile come una maggiore sensibilità di uno o più denti a moderati stimoli non nocivi evaporativi, tattili, termici o osmotici. Il sintomo principale è un dolore breve, intenso e tagliente, di durata e intensità variabili. E’ più diffusa nella popolazione adulta (con un picco tra i 20 e i 40 anni) femminile e nei pazienti parodontali per ovvie ragioni. Chiaramente questa condizione genera una situazione spiacevole e dolorosa al paziente e rende difficile anche una corretta igiene orale. I denti più colpiti da ipersensibilità dentinale in ordine decrescente sono: primi premolari, canini, incisivi, secondi premolari e molari e la zona solitamente più colpita è quella cervico-vestibolare.

ARCHITTETTURA DELLA DENTINA

La dentina è un tessuto che insieme a smalto e cemento costituisce la corona e la radice dei denti.

    Gli elementi che costituiscono la dentina sono pertanto:

  • odontoblasti: cellule presenti in polpa dentaria che continuano a creare nuova dentina durante tutto il corso della vita del dente;
  • tubuli dentinali: che si estendono per tutto lo spessore della dentina, assottigliandosi in direzione dello smalto, e contenengono i processi citoplasmatici degli odontoblasti e uno spazio nel quale confluiscono il fluido dentinale e alcune componenti organiche (fibre collagene);
  • dentina peri ed intertubulare: la peritubulare presenta più cristalli quindi più mineralizzata.

In polpa troviamo la “triade” (arteriole, venule e fibre nervose) avvolta da una capsula connettivale.

    Alcuni vasi diffondono all’interno della dentina associati a nervi a formare il plesso subodontoblastico di Raschow. Le fibre nervose si dividono in:

  • A-delta mieliniche: ad alta velocità di conduzione, per il dolore acuto e lancinante della dentina;
  • C amieliniche: a bassa velocità di conduzione, per il dolore continuo e torbido della polpa;
  • orto e para simpatiche: controllano il flusso ematico e quindi la pressione, non coinvolte nel dolore.

FISIOLOGIA E MECCANISMI IMPLICATI NELL’IPERSENSIBILITÀ DENTINALE

Tra le teorie che ipotizzano il dolore dentinale, la più accreditata è la TEORIA IDRODINAMICA: “Rapidi cambiamenti di flusso del fluido dentinale, dovuti a stimoli di varia natura, causano l’attivazione dei nervi sensitivi della polpa e della regione intra-dentinale del dente”.

    Diversi studi hanno dimostrato che importanti caratteristiche della dentina sensibile sono:

  • pervietà dei tubuli dentinali;
  • densità dei tubuli (forte correlazione col dolore indotto);
  • numero e raggio dei tubuli. Il raggio dei tubuli dentinali influenza molto il flusso del fluido, in quanto quest’ultimo è proporzionale alla quarta potenza del raggio. E’ stato notato che denti sensibili hanno più tubuli dentinali (8 volte) e più grossi (2 volte) rispetto a denti insensibili.

L’essiccazione della superficie della dentina incrementa il flusso in uscita del fluido dentinale. Questo flusso è aumentato dal freddo e da stimoli osmotici evocati, come zucchero o liquidi acidi. Stimoli come calore determinano invece una contrazione del fluido dentinale.
Fra tutti gli stimoli il freddo è quello più sentito.

TERAPIA

Talvolta l’ipersensibilità dentinale rende, per via del dolore, difficile mantenere un buon livello di igiene orale. Il trattamento dell’ipersensibilità dentinale è sia domiciliare che professionale e mira ad occludere i tubuli dentinali.

    Il trattamento domiciliare prevede:

  • il mantenimento di una corretta igiene orale (frequenza e tecnica dello spazzolamento) che impedisca la demineralizzazione dello smalto da parte della placca batterica (tramite i prodotti metabolici) e che non vada ad abradere eccessivamente le superfici dentali;
  • la limitazione al consumo di bevande e cibi acidi (soprattutto prima di andare a letto);
  • uso domiciliare di agenti desensibilizzanti (dentifricio ai sali di potassio che, penetrando nei tubuli dentinali, bloccano la depolarizzazione dei terminali nervosi sensoriali, inibendo la risposta dolorosa).
    Il trattamento professionale prevede l’applicazione topica sulle aree ipersensibili di particolari:

  • agenti desensibilizzanti che riducono l’eccitabilità delle fibre nervose nei tubuli;
  • agenti obliteranti: riducono il lume dei tubuli della dentina esposta (come fluoruri, ossalati, glutaraldeide e sistemi adesivi smalto dentinali) abbassando quindi la permeabilità dentinale e limitando il flusso di fluido dentinale, responsabile dello scatenamento del dolore.

Fluoruri: lo ione Fluoro reagisce con lo ione Calcio presente nel fluido dentinale, portando alla formazione di cristalli di fluoruro di calcio che precipitano nel lume dei tubuli occludendoli.
Ossalati: reagiscono col calcio tramite uno scambio ionico (il calcio prende il posto del metallo nell’ossalato) facendo formare ossalato di calcio, capace di occludere i tubuli dentinali esposti.
Glutaraldeide: fa precipitare l’albumina sierica del fluido dentinale nei tubuli (determinandone l’ostruzione).
Sistemi adesivi smalto dentinali: formano uno strato ibrido resinoso (propaggini resinose chiamate “resin tags”) che oblitera gli orifizi dentinali aperti.
Laser in associazione al fluoro: il laser genera calore, dunque disidrata e fonde la struttura dentaria facendola solidificare su se stessa, includendo anche il Fluoro e occludendo così i tubuli, in un processo noto come “vetrificazione” che risulta molto efficace anche in una sola seduta.
Ionoforesi: la corrente elettrica facilita la diffusione degli ioni fluoro all’interno dei tessuti.
Fluoro che, come visto in precedenza, andrà poi a reagire con lo ione Calcio.